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Don
Pasqualino, arrivato con la sua vela da Napoli il 16 ottobre
del 1907, aveva scoperto Pantelleria e deciso di non lasciarla
più. Leggiamo nel suo diario "E' un'isola magica,
dominata da una montagna di quasi mille metri, un mondo di
profumi mediterranei, di colori vivacissimi che si stemperano
tra il blu del mare e il nero della lava da cui è nata.
I suoi capperi, le sue viti, i suoi olivi riempiono come in
un perduto Eden le bocche degli antichi vulcani, mentre il
Lago di Venere sembra una perla abbandonata dagli dei per
ricordare che quella è un'isola di sogno dove nulla
può mancare
."
E
aveva risistemato, con le sue mani e l'aiuto di Mastro Liceti,
l'unico dammuso azzurro dell'isola, proprio nella zona più
bella di Pantelleria, quella che si affaccia su Cala Levante,
con una spettacolare vista sul Faraglione.
Il
dammuso, rimasto praticamente come allora, con gli straordinari
soffitti a cupola e le pareti spesse due metri, è composto
da due parti- il corpo principale con la cucina, il soggiorno
con il camino, il bagno, lo spogliatoio, l'alcova (tradizionale
camera degli sposi) affacciato sulla terrazza da cui, come
dalla tolda di una nave, si vede solo il mare- da un poetico
minuscolo forno-dammusino dove- adesso come cent'anni fa-
si può cuocere il pesce e il pane- e un secondo dammuso,
con due camere da letto e un grande bagno, ombreggiato da
melograni e gelsomini e affacciato sulla comoda doccia esterna
e verso la piscina (quella ai tempi di Don Pasqualino non
esisteva
), generosa di refrigerio nelle giornate più
calde.
Chi
lo vive può desiderare di non scendere nemmeno a mare:
sembra infatti di toccarlo mentre si resta sdraiati sulla
duchena o all'ombra del berceau, a due passi dalla vigna e
dal campo di capperi
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